Da animali a dei – ciò che siamo e come lo siamo diventati

“Gli uomini pensano che questa rivoluzione politica o quella riforma sociale li renderà più felici, ma qualche volta la loro biochimica li inganna”

Questa è una delle frasi, a parer mio, principali di questo libro che descrive con chiarezza, ampiezza e profondità l’origine, lo sviluppo e la prossima fine dell’Homo Sapiens.

L’autore è Yuval Noah Harari che racconta la storia umana ponendo l’accento non sui singoli fatti storici, ma sui fenomeni, le invenzioni astratte e le rivoluzioni culturali che hanno mutato il corso della storia.

Il romanzo verte su ciò che siamo e su come lo siamo diventati tramite un’analisi attenta e variegata che non tralascia la politica, l’economia, filosofia e biologia. Al centro di tutto c’è l’Homo Sapiens e le fasi che hanno portato l’essere umano alla società complessa che oggi conosciamo e nella quale viviamo. 

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L’autore ci descrive come l’uomo è capace di creare miti tramite i quali controlla il comportamento individuale consentendo di creare una società complessa e di tenersi legati gli uni agli altri. Uno dei miti che l’uomo ha creato è la religione: un cristiano europeo è accomunato ad un altro cristiano di qualsiasi altra parte del mondo, consentendo così di ampliare le dimensioni della società.

Miti e finzioni abituarono le persone, fin quasi dalla nascita, a pensare in un certo modo, a comportarsi in linea con certi parametri, a volere certe cose e a osservare certe regole. Crearono con ciò degli istinti artificiali che consentirono a milioni di estranei di cooperare con efficacia. Questo sistema di istinti artificiali si chiama cultura

Secondo Harari l’uomo grazie alle proprie costruzioni sociali e alla propria immaginazione è l’unica specie capace di andare oltre i limiti imposti dalla biologia. Tuttavia l’autore vuole convincere che questo libero arbitrio è tutta un’illusione in quanto usando finzioni come denaro, religione e stato per controllare il mondo, l’uomo ha finito per schiavizzare se stesso.

Harari non si erge mai a giudice, resta imparziale, si limita a descrivere e analizzare con pensiero critico ogni situazione. Scava nei fatti per evidenziarne il lato negativo e il lato positivo per mostrare ogni evoluzione della nostra specie.

“La maggior parte dei libri di storia si concentra sulle idee dei grandi pensatori, sul coraggio dei guerrieri, sulla carità dei santi e sulla creatività degli artisti. Ci dicono molte cose sulla composizione e sul disfacimento delle strutture sociali, sulla nascita e la caduta degli imperi, sulla scoperta e la diffusione delle tecnologie. Non ci dicono però nulla su quanto tutte queste cose abbiano influito sulla felicità e la sofferenza degli individui. Questa è la più grossa lacuna nel nostra comprensione della storia. Faremmo bene a cominciare a riempirla.”

Il romanzo è un’analisi oggettiva e rigorosamente scientifica del comportamento sociale umano e fa riflettere in quanto pone l’accento su fatti già conosciuti ma che si danno troppo spesso per scontati. L’autore con una bravura disarmante pone il lettore nella “scomoda” posizione di porsi delle domande su se stesso e la società e lo “obbliga” a riflettere sulla propria condizione.

Insomma un libro che merita di essere letto!

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