Perché il Giappone ha rapito il mio cuore

Era un viaggio che avevo prenotato da Dicembre circa, un volo pagato con il regalo natalizio della mia azienda. Insieme alle Seychelles, avevo scelto Tokyo come tappa per un periodo (aprile) che mi sembrava abbastanza fattibile e vuoto. Non fu propriamente così perché di lì a poco mi sarebbero arrivate le proposte per l’Australia, Giappone nuovamente (Fukuoka, dopo una settimana di distanza da Tokyo) e Sri Lanka.

Forse non era il caso di organizzare questo ulteriore viaggio in Giappone, con il senno di poi però posso confermare che vale la pena, sempre. Anche in un periodo intenso come quello che avrei poi affrontato.

Ma l’idea di ripartire con Mariagrazia, dopo circa un anno dal viaggio a New York, rappresentava lo stimolo principale per questo strano periodo lavorativo. Tokyo non era solo il mio di sogno, anche Mariagrazia che da anni sognava di andarci. E perché non ripartire proprio dal paese del Sol Levante?

10 APRILE 2019

La giornata iniziò con la mia attesa all’aeroporto di Fiumicino, Mariagrazia da Napoli con un autobus mi raggiunse verso le 11. Approfittai, come al solito, per lavorare un po’ al PC. Le attese in aeroporto/stazione sono per me di grande ispirazione e divento produttivo al massimo, non chiedetemi il perché!

Mariagrazia non veniva da un periodo brillantissimo a causa di una condizione fisica non proprio ottimale, forse il viaggio era l’ultima delle cose da fare. L’avevamo però voluto tanto, per cui mette da parte le preoccupazioni del caso e prendiamo il volo alle 15:15, Alitalia.

Ricominciammo proprio da questo viaggio, un progetto iniziato a Settembre 2017, quando da semplici conoscenti intraprendemmo la strada del travel unendo le due forze. Le aspettative erano altissime, causa anche le foto in giro per il web e dell’immaginario del Giappone maturato durante questi anni. I manga, gli anime e i vari libri (su tutti Murakami) hanno sempre reso l’idea del Giappone come una nazione aulica.

Avevamo i nostri due posti seduti accanto ad un ragazzo giapponese che passò l’intero viaggio in silenzio oppure a dormire. Ebbe, il ragazzo, la sfortuna però di sedersi affianco a due persone che non passavano più di 1 ora insieme ormai da un anno: parlammo tanto, e dormimmo niente, a parte un paio d’ore.

Dopo circa 12 ore di volo, atterrammo all’aeroporto di Narita. Entusiasmo alle stelle, disorientamento dovuto alle indicazioni poco immediate per noi ed addetti ai lavori che non parlavano inglese. Il fuso segna +7h rispetto all’orario italiano. Io ero confuso al massimo ed eravamo al giorno successivo.

11 APRILE 2019

Mi aspettavo grattacieli stile New York ma non fu così. Ed era molto meglio: Tokyo ha un’identità ben precisa ed anche poco coerente con tutto il resto.

Persino nella città stessa di Tokyo la tradizione si mescola con l’innovazione ed il futuro in architettura. Tokyo, la metropoli per antonomasia, è caratterizzata da edifici e grattacieli moderni e contemporanei, a volte caratterizzati da forme particolari o bizzarre.

Dall’aeroporto all’hotel (Hyatt Centric a Ginza) ci impiegammo circa un’ora con il Narita Express ed una metro che ci avrebbe poi portato al quartiere di Ginza. Quest’ultimo vivissimo e ricco di negozi di alta moda, si presentava ai nostri occhi così pulito e in ordine che quasi sembrava di essere su un altro pianeta. Fu il nostro impatto con il Giappone e non mi resi conto subito di ritrovarmi nel quartiere forse più lussuoso di Tokyo.

L’Hyatt Centric è un hotel favoloso: dal design ricercato, elegante e fine al punto giusto. Ci riservarono una superior con vista: stanza grandissima con tutte i comfort e servizi possibili. Colazione superlativa.

Facemmo una doccia che ci diede la carica giusta nonostante una stanchezza infinita e ci riversammo subito in strada. Visitammo subito due quartieri simbolo di Tokyo:

– Shinjuku

Shinjuku (新宿) è uno dei 23 quartieri della città di Tokyo , ma il nome si riferisce comunemente solo alla grande area di intrattenimento, affari e shopping attorno alla stazione.

La stazione di Shinjuku è la stazione ferroviaria più trafficata al mondo e gestisce più di due milioni di passeggeri al giorno. È servito da una dozzina di linee ferroviarie e di metropolitana, compresa la linea JR. Shinjuku è anche una delle principali fermate di Tokyo per gli autobus autostradali a lunga percorrenza.

– Shibuya

Shibuya (渋 谷) è un quartiere della città di Tokyo, ma spesso ci si riferisce solo alla popolare area commerciale e di intrattenimento che si trova intorno alla stazione. A questo proposito, Shibuya è uno dei quartieri più colorati e affollati di Tokyo, pieno di negozi, ristoranti e locali notturni che servono sciami di visitatori che arrivano ogni giorno nel quartiere.

Shibuya è un centro per la moda e la cultura giovanile e le sue strade sono il luogo di nascita di molte delle tendenze della moda e dell’intrattenimento in Giappone. Qui si trova uno degli incroci più celebri e attraversati al mondo.

La folla non mi mise alcun disagio, diversamente da Times Square che ogni qual volta che ci torno avverto quel senso di inadeguatezza e tristezza. Nonostante io sia innamorato di New York. Il frastuono si trasformò in positività e la folla, così gentile e rispettosa anche nell’attraversare l’incrocio più affollato al mondo, mi diede la carica giusta.

Che per assaporare un po’ dello spirito giapponese sono due tappe fondamentali, anche se molto turistiche. L’impressione che ebbi sin da subito fu: “cavolo! E’ proprio come la immaginavo”.

Pulita, ordinata e stranamente silenziosa.

In generale i rumori sembravano essere assenti, nonostante un flusso di persone non indifferente. Un traffico non esagerato di auto e taxi non davano l’impressione di ritrovarmi in una metropoli così immensa, perché c’era poco chiasso.

Il Giappone è l’ultimo paese al mondo per ore di sonno. Questo fa capire quanto il popolo sia dedito al lavoro.

Sembrava che tutta quella mole di persone non producessero suoni.

Scattammo qualche foto nel quartiere Omoide e fu un qualcosa di incredibile. Un luogo che, seppur super commerciale ed “instagrammato”, divenne magico poco dopo. Consiste sostanzialmente di due vicoletti paralleli: il primo, quello più famoso ha un numero incredibile di ristorantini caratteristici, contornati da queste lanterne luminose che tanto effetto regalarono alle foto!

Un’atmosfera quasi irreale: Omoide è una tappa da non perdere per un viaggio in Giappone, a Tokyo precisamente. Pare che negli anni abbia perso un po’ di quel fascino di luogo che conserva ancora le tradizioni tipiche, eppure a noi piacque tantissimo a partire dagli odori. Cucinavano spiedini di carne (di ogni tipo) che però non è possibile prendere e portar via, bisognava per forza sedersi a mangiare.

A Tokyo le persone in strada non fumano, però capita, come ad Omoide che mentre mangiano possono fumare. Personalmente mi procura non poco fastidio avere persone di fianco che fumano, figuriamoci quando mangio!

In Giappone, per strada non si può fumare. Ma anche sui marciapiedi o tra gli spazi comuni. Ci sono cartelli molto  abbastanza divertenti e buffi che indicano il divieto.  Eppure in alcuni locali è possibile, una contraddizione senza motivo!

Il secondo vicoletto invece che si sviluppa soltanto su un lato, in quanto quello esterno ha praticamente un muro e poi la strada, ha una cifra considerevole di librerie.

Cenammo in un ristorante all’interno di un centro commerciale: Sushi no Midori. Per trovarlo facemmo non poca fatica, già per trovare l’ingresso fu un’impresa. Una volta dentro, chiedemmo ad un ragazzo dove fosse questo ristorante che di lì a poco avrebbe anche chiuso. Dopo aver girovagato in cerca di una scritta in inglese, il ragazzo corse, dopo averci detto che non lo conosceva, per dirci che era proprio appena all’entrata. Ovviamente non avendo scritte in inglese, ci passammo avanti più e più volte senza capire. Il sushi fu molto buono nonostante l’attesa che fu di circa 1 ora.

Una delle più sbagliate convinzioni che esistono riguardo i giapponesi è questa : che parlano l’inglese perfettamente.

Poichè siamo abituati a pensare che nei Paesi “avanti” tutti parlino bene l’inglese, viene naturale esserne convinti anche riguardo al Giappone. Purtroppo sono costretto a stroncare questa idea sul nascere, perchè non è assolutamente vero.

Rientrammo in hotel, distrutti.

12 APRILE 2019

Mi svegliai praticamente intontito e stranamente tardi. Colazione in sala (super peraltro) e ci dirigemmo subito in cerca dell’ultimo periodo di Hanami.

Fummo fortunati perché nei pressi del giardino imperiale c’erano ancora (all’esterno) giardini e prati dove la fioritura dei ciliegi era ancora presente. Era qualcosa che più sognavamo di vedere dal vivo.

Scattammo un po’ di foto senza perdere tantissimo tempo e di rientro in hotel (dove ci aspettavano un paio d’ore di scatti) comprammo i Melonpan. Il dolce più buono che io abbia assaggiato in Giappone.

In hotel scattammo alcune foto (che di seguito trovate) ed incontrammo alcuni dei responsabili dell’Hyatt Centric. Persone fantastiche, come d’altronde tutte quelle che abbiamo conosciuto a Tokyo. Un popolo di un altruismo fuori dal normale, sempre pronto, timidamente, ad aiutarti.

L’omotenashi è la ricerca dell’armonia a seconda delle esigenze dell’ospite. Ogni turista quindi si troverà a “combattere” con l’eccessiva gentilezza giapponese. I malati portano mascherine anticontagio, il tassista si assicura più volte che il passeggero stia comodo. Gli oggetti smarriti vengono restituiti.

Verso sera facemmo un giro in centro e cenammo a base di ramen (STREPITOSO!). La cucina giapponese mi sorprese positivamente, l’assenza quasi sempre di sale ed i fatto che fossero tutti cibi non fritti ci diede comunque una mano.

Il Giappone è una nazione in formissima: solo il 4,3% della popolazione è obeso (al 7° posto del ranking mondiale). Considerando che in Italia il tasso è pari al 21%. Il sushi in generale inoltre è un cibo salutare: quando contiene verdure, frutti di mare, pesce ricco di omega-3 e piccole quantità di avocado. Questo ovviamente non significa che il sushi che troviamo nelle città italiane sia una certezza e faccia indistintamente bene. Anzi…

Rientrammo e crollammo stremati 😀

13 APRILE 2019

La sveglia suonò alle 4:20, avevo programmato un’alba a Tokyo. Mi aspettavano circa 45 minuti ed il sole in Giappone in questo periodo sorge davvero presto. Le metro non effettuando corse di notte, non mi diedero scampo: passeggiai con molto piacere nonostante la faticaccia che avremmo poi fatto per dirigerci a Kyoto.

Mi fermai in una zona industriale dove c’era una piattaforma che dava direttamente sulla città attraversata dal fiume. Posizionai il mio bel treppiedi e per ammazzare il tempo giocai un po’ con l’Osmo Pocket registrandomi.

Durante i miei viaggi cerco sempre, almeno una volta, di dedicarmi un po’ di tempo per scattare foto all’alba. Mi regala un senso di libertà e carica per tutto il viaggio, diventa un momento anche di meditazione in un periodo della giornata dove tutti dormono.

In una città già silenziosa di suo, Tokyo quella mattina mi diede di essere completamente fermi. Alcuni scatti di quell’alba:

Rientrai un po’ stanco, ci aspettava però una stupenda colazione in stanza. Alle 8:00 in punto ci portarono tantissime cose (forse troppe) ma i miei sforzi di prima mattina andavano ripagati! Scattammo qualche foto e ci preparammo per la piccola trasferta verso Kyoto.

Raggiungere Kyoto da Tokyo è abbastanza semplice: con il treno Shinkansen ad alta velocità raggiungete Kyoto in circa 2h 40m.

Arrivammo verso ora di pranzo, ci aspettavano all’Hotel MIMARU molto vicino alla cultura giapponese con stanze super fighe in quanto ricalcavano un po’ tradizioni ed usanze del posto.

 

Kyoto mi colpì sin da subito.

Era esattamente come l’avevo immaginata e, come non mai, ritrovai fedelmente ciò che i fotografi giapponesi mi avevano mostrato.

Ci dirigemmo subito al Fushimi Inari, un luogo – seppur battuto dal turismo di massa – che ci regalò tante emozioni. Probabilmente uno dei posti più belli che io abbia mai visto in un viaggio. Si respirava aria mistica.

Tantissime persone ahimè, ci godemmo con calma però le ore del tramonto e con calma scattammo qualche foto.

A differenza degli altri viaggi, io e Mariagrazia decidemmo prim’ancora di partire di lasciar che le cose andassero naturalmente avanti. Non fu una cattiva idea e, nonostante i km macinati alla fine furono abbastanza, ci rilassammo e ci godemmo l’intero viaggio.

Il Giappone va vissuto e con calma osservato.

Pazienti aspettammo qualche ora per lo scatto “senza le persone”. Rientrammo per cena e ci dirigemmo in un ristorante dove mangiammo il miglior sushi giapponese. Sushitetsu è un vero e proprio luogo di culto del sushi a Kyoto. Ahimè c’è da aspettare un bel po’ per entrare ma noi fummo pazienti e resistemmo a tutte le tentazioni di andare altrove. Il locale è anche molto ben’apprezzato perché i cuochi – tra l’altro cucinano al bancone dove ci si siede – animano la serata intrattenendosi con i clienti.

14 APRILE 2019

Ci svegliammo praticamente con una pioggia incessante. Avevamo in programma la foresta di bamboo ma non fu il caso. Girammo in centro e ci inoltrammo nel mercato coperto di Kyoto. Nishiki è un mercato fantastico, cucinano ed è possibile mangiare anche seduti in qualche locale che ha posti a sedere.

Mariagrazia diede spettacolo.

Assaggiammo di tutto e, son sincero, non ricordo minimamente cosa io abbia assaggiato. Sostanzialmente mi piaceva ben poco, se non la tempura (ECCEZIONALE!).

Lo sapete che… La tempura fu importata dai portoghesi in Giappone intorno al 1500.

Qui però mi divertì abbastanza a scattare foto, eccone alcune:

All’uscita ci dirigemmo, nonostante la pioggia incessante, verso il quartiere Gion. Un quartiere dove sono ancora ben solite le tradizioni di un tempo. Infatti è anche conosciuto come il quartiere delle geishe. Non è semplice incontrarle, soprattutto perché molte sono solo di “facciata” e durante questi giorni super affollati sono poco propense ad uscire.

Fu però una bella esperienza e nonostante il cattivo tempo ci godemmo tutto.

A Kyoto colsi poi la vera essenza delle famigerate case di legno giapponesi.

L’età media degli edifici in Giappone è inferiore ai trent’anni. Il governo giapponese infatti ha fissato il limite di vita delle costruzioni che per legge devono essere abbattute o regolarizzate per le norme antisismiche. Per tantissimi anni il paese ha usato il legno come principale materiale di costruzione, dovendo poi in seguito fare i conti con un altissimo rischio di incendi, soprattutto nelle grandi città come Tokyo. Non a caso, nel 1657 e nel 1923 fu devastata a seguito di roghi spaventosi. Eppure anche in questo aspetto, i giapponesi sono stati in grado di trarne uno stile ed una filosofia di vita. Non a caso infatti il vero valore storico, secondo i giapponesi, di un edificio non sta nelle pietre o nel materiale che lo compone, ma nella sua importanza simbolica e geografica. Il santuario di Ise simbolicamente abbattuto e ricostruito fedelmente ogni 20 anni.

Rientrando a piedi, fummo attratti dai tantissimi negozi di abbigliamento super che c’erano a Kyoto. Approfittammo per fare un po’ di shopping e andammo a cena in un post molto particolare e soprattutto ben nascosto!

Chibo è un ristorante dove mangiare un classico okonomiyaki. Consiste in un pasto cotto al momento, sul proprio tavolo, contenente: verza, acqua, farina, carne, gamberi essiccati e tanto altro…in base ai gusti insomma. Veramente eccezionale.

Rientrammo e dormimmo come due bambini, praticamente crollammo subito!

15 APRILE 2019

Decisi di dedicare un’alba anche a Kyoto. La sveglia suonò leggermente più tardi rispetto che a Tokyo in quanto il sole sorgeva dopo. Mi aspettavano 50 minuti di camminata perché mi diressi verso la stazione di Kyoto per una vista dall’alto della città e della Kyoto Tower. Ahimè il piano superiore della stazione (dove ci sono ristoranti e bar) era chiuso. Chiesi ad un addetto alla sicurezza se si potesse salire in altro modo, ovviamente non parlava inglese per cui decisi di andar via e girovagare verso nord. Mi inoltrai così verso Gyon, visitata il giorno prima. M’incamminai e trovai parecchi spunti fotografici: all’alba il Giappone ha un fascino particolare. Decisamente più travolgente.

Moltissimi anziani che facevano meditazione, in silenzio. Ai templi infatti colsi il vero senso di questi luoghi magici.

Salendo verso Gion, in uno dei tanti templi, incontrai un addetto alla sicurezza che scendeva verso di me. Iniziò a farfugliare in giapponese cose incomprensibili, nonostante evidenti segni incomprensibili continuò per circa 10 minuti a parlare giapponese, sorrideva vistosamente però. Pensai volesse una fotografia, farmi una fotografia o farla insieme. Ma niente, non ci capimmo. Andai per la mia strada per visitare il tempio. Tornai verso l’uscita ed esattamente la scena opposta: io scendevo e lui saliva le scale. Sorridente come sempre, mi fece un segno con le braccia verso la testa come una sorta di ombrello.

Rientrai in hotel con questo cruccio, nonostante l’avessi risposto allo stesso modo. Avevo come l’impressione che mi fossi perso qualche passaggio. Scoprì – per puro caso – scrivendo su Whatsapp che alla parola OK, corrispondeva questa emojii: 🙆🏻‍♂️

Era la riproduzione fedele!

Dopo i 14km mattutini tra foto e incontri interessanti, rientrai in hotel con la colazione. Rientrammo a Tokyo per trascorrere le ultime due notti in Giappone.

Avevamo ancora tante cose da vedere e da visitare, decidemmo di spostarci con l’hotel e di vivere il quartiere di Shinjuku più da vicino. La metro comunque disponibile a due passi ci consentì di spostarci facilmente (?) e velocemente.

Dopo circa le 3 ore di viaggio ci dirigemmo subito al Senso-ji, dove sorge uno dei templi più belli e fotografati in Giappone. Caratteristica la lanterna di carta rossa e bianca con alcuni caratteri stampati su. C’erano tantissime persone ovviamente. Aspettiamo le ultime ore per fare anche un po’ di shopping sulla strada che porta verso il centro, ci sono tanti negozi che vendono prodotti per turisti.

In serata però decidemmo di visitare il quartiere dei manga. Akihabara è uno dei quartieri più incredibili di Tokyo, anche se – forse sfortunati – non becchiamo persone così stravaganti. Mi mise leggermente tristezza vedere tanti ragazzi/minorenni giocare ai videogiochi. Completamente immersi ed alienati da tutto il mondo.

Le prime sale giochi in Giappone sono apparse intorno agli anni 70 e già da allora ebbero un successo incredibile. Soprattutto i giochi arcade divennero famosi in tutto il mondo e iniziarono a comparire poi in tutto i centri commerciali.

Attualmente in Giappone le sale giochi si sono evolute ed occupano interi palazzi a più piani. Per gli appassionati del genere, a Tokyo non è difficile trovare vecchi giochi arcade: Tekken o Street Fighter per esempio.

In serata cenammo al Hanayama Udon Ginza squisiti Udon serviti con tempura e salsa di soya.

16 APRILE 2019

Era l’ultimo giorno, un po’ di tristezza. Il Giappone mi aveva catturato e la sensazione che valesse molti più giorni l’avevo. Dedicammo l’intera giornata allo shopping ed ai regalini da portare a casa.

Il quartiere Shibuya è un ottimo punto di partenza per scovare acquisti ed affari tra i vari negozi. Noi però comprammo nulla, a differenza del quartiere di Shimokitazawa. Un quartiere abbastanza piccolo e si gira in poche ore, anche se a catturare la nostra attenzione furono tanti negozi, in particolare Darwin Room. Un posto completamente fuori dal mondo, vendeva da oggetti stravaganti (ma di design accurato) ai libri, dai binocoli a block-notes. Ed io ho fatto un po’ di acquisti, ovviamente!

Nel pomeriggio ci dirigiamo verso il quartiere di Odaiba per poi rientrare in hotel per l’ultima cena giapponese: particolare per noi perché decidemmo di cenare in stanza con alcuni bento rimediati nei supermercati e delle torte acquistate da Pablo (segnatevi questa pasticceria FAVOLOSA!).

17 APRILE 2019

Il giorno del rientro in Italia, partimmo poco prima di pranzo e in mattinata decidemmo di preparare soltanto valige e dirigerci in aeroporto.

Rientrammo in Italia dopo un bel po’ di ore in volo ma ebbi sin da subito la sensazione di avere un bagaglio in più. Quello dell’esperienza meravigliosa in Giappone.

Un popolo capace di stupire nella quotidianità e nell’ordinario. Cultura, storia ed arte che si fondono in un paese ricco di racconti ed aneddoti. Non basterebbero mesi per capire e conoscere. Perché capire questo popolo è un’impresa e conoscere la tradizione di un paese così vasto è altrettanto complesso.

Innegabilmente affascinante.

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