L’Olanda che non mi aspettavo

L’ente del turismo olandese aveva scelto me ed ero più che fiero di questa opportunità per visitare una nazione che tanto mi aveva colpito dopo la mia visita ad Amsterdam lo scorso anno. Questa volta però il tour prevedeva delle tappe davvero interessanti che hanno sin da subito stimolato la mia curiosità, nonostante fossi leggermente scarico di aspettative.

Il tour prevedeva: Rotterdam, Utrecht ed Amersfoort.

Un gruppo di 7 spagnoli: una coppia con una bambina (Maya), Ester, Maria, David e Maria (coordinatrice del gruppo) e 3 italiani: io, Davide ed Anna. In ogni tappa era previsto un’accompagnatrice del posto (una fotografa solitamente o un’influencer) e la responsabile dell’ente del turismo locale.

Con Rotterdam è stato sin da subito amore.

Atterrato all’aeroporto di Shipool con la compagnia aerea Level, raggiungemmo Rotterdam con un treno diretto.

Alloggiavamo al Room Mate Bruno, hotel situato non al centro ma ben collegato con il resto della città. Prima d’ora Non avevo mai dormito in un Room Mate ed ero curioso di vederne uno da vicino. Il nostro, Bruno (il nome dell’hotel e non il mio cognome), era davvero particolare e le stanze erano molto confortevoli. Vi mostro qualche foto, scattate anche con l’iPhone 11 Pro in modalità grandangolo.

Ritorniamo al colpo di fulmine con Rotterdam.

Quando arrivammo il clima non era dei migliori, difatti c’era vento  e pioveva a raffiche. Il cielo era terso ma non abbastanza da far presagire giornatacce piene di pioggia. Dopo una doccia, ci dirigemmo in un rooftop “De Rotterdam” appena di fronte il nostro hotel dove fu possibile goderci la vista dall’alto della città.

Al tramonto raggiungemmo un locale (Posse Restaurant Gallery) vicino molto particolare che mi ha colpito tantissimo: era un finto trascurato ma con dettagli da far invidia al miglior designer ed architetto.

Io ovviamente approfittai per qualche foto in notturna nonostante non avessi portato il treppiedi con me quella sera. Ma come sempre mi adattai posizionando la mia fotocamera su alcuni muretti vicino a me.

A cena fummo ospiti presso il De Matroos en Het Meisje dove ci deliziarono con una cena tipica olandese.

L’impatto con la città fu sorprendente, nonostante il mio presagio pressoché negativo fui da subito colpito, tant’è che preferii fare un giro in notturna per godermi l’aria (leggera e non fredda) da città.

Rientrai in hotel stanco morto.

L’indomani a Rotterdam, dopo una veloce visita alla Floating Farm tramite il Water Taxi, una semplice barchetta che funziona sul fiume come taxi così da evitare lunghi giri a piedi si attraversa e si taglia la città in due, ci dirigemmo in centro con Claire, una fotografa con base proprio a Rotterdam.

Claire aveva talento, era una fotografa paesaggistica e super minimal attenta ad ogni dettaglio. Non trascurava niente e ci mostrò una Rotterdam esclusiva, tanto da farmene innamorare.

Luoghi nascosti e poco comuni catturarono la mia attenzione: palazzi progettati da architetti fantastici e strade che si intrecciavano e si incontravano tramite ponti stupendi.

Claire non scattò con noi; alcuni dei componenti del gruppo preferirono fare un giro diverso ma io restai con Claire. Ci fu da subito una certa complicità e apprezzai, con il suo fare leggero, umile e  poco irruente, il suo modo di farmi notare particolari. Non enfatizzava e non lo faceva nemmeno per le sue foto.

Questo è il suo profilo: https://www.instagram.com/claireonline/?hl=it

Parlammo tanto dei suoi scatti e mi disse che, nonostante potessero sembrare pensati e lavorati, erano frutto di idee nate da un semplice viaggio o ispirazione di fotografia. E ci ho creduto sino all’ultima parola.

E le Cubic House…Incredibili.

Attraversammo una strada e passammo sotto alcuni ponti per raggiungere un luogo magico: c’era una forte contrapposizione tra moderno e classico ed un gruppo di ragazzi che, sotto la pioggia, facevano un bagno rilassante all’interno di una jacuzzi all’aria aperta.

Alcuni spot erano veramente clamorosi e la scelta del ristorante per il pranzo è ancora una volta apprezzata. Location particolarissima e super ricercata. Non avevo grosse aspettative nemmeno sul cibo olandese ma sono stato sorprendentemente colpito.

L’idea era che il particolare ricercato e la cura di ogni piccolo dettaglio era un comandamento.

Il terzo giorno lo trascorremmo ancora a Rotterdam, che ha una grossa estensione e vale la pena dedicarci qualche giorno in più.

Al quarto giorno raggiungemmo in treno, in circa 20 minuti, Utrecht. Una città completamente diversa da Rotterdam e molto più vicina alla classica cittadina olandese: piccola e concentrata al centro, canali che l’attraversano e scorci tipici che danno sul fiume. Un foliage molto particolare, rosso, ci deliziò gli occhi.

Alloggiammo in un hotel stupendo “Hotel Beijers”: nonostante la hall fosse piccola e avesse un ingresso non all’altezza del resto, le stanze erano enormi con uno stile molto particolare (trovate ancora delle storie in evidenza sul mio profilo instagram) dove si alternava il moderno e il classico. La mia stanza  dava sul centro ed aveva vetrate con finestre tipiche olandesi.

La mattina la dedicammo ad un giro in bicicletta per visitare la città di Utrecht in modo differente. Spesso durante i miei viaggi mi regalo passeggiate in bici nonostante non mi diano grosse possibilità di essere pronto a scattare foto urbane, ma ho la sensazione di vivere la quotidianità. Facemmo alcune soste particolari: una biblioteca, strapiena e comunale con tantissimi comfort e servizi utili agli studenti, che era dotata anche di un parcheggio sotterraneo enorme per le biciclette.

Facemmo anche una piccola tappa per un caffè all’interno di un locale molto particolare, che sorgeva su alcuni uffici ed un ex caveau. Assolutamente consigliato se siete ad Utrecht.

Utrecht mi è piaciuta, non quanto Rotterdam ma aveva il suo perché e si avvicinava molto allo stile classico di una cittadina olandese. Pranzammo  in un locale Streetfood Club dove ordinai un toast all’avocado molto buono.

Trascorremmo l’ultimo giorno ad Amersfoort, distante circa 10 minuti di treno da Utrecht. Amersfoort, che mi ha colpito piacevolmente, è molto piccola e si gira tranquillamente in mezza giornata. Ma Ahimè avevo il volo verso ora di pranzo e non ho avuto la possibilità di visitare il paese.

Ebbi però l’occasione di conoscere meglio Maria, una fashion blogger spagnola, Di una bellezza disarmante, madre di una fantastica bambina bionda con occhi chiari. Maria originaria della Galizia, regione a nord della spagna, completamente al di fuori dei classici schemi spagnoli (abituati al sud). Mi disse che al nord c’era poca movida e tutto scorreva meno velocemente rispetto al sud, al tempo stesso si riteneva molto fortunata a vivere nella parte settentrionale del paese. Però quasi ogni weekend, si recava a Madrid per tutti gli eventi del suo settore (beauty e moda). Mi confessò che non le pesava, anzi lo preferiva: “è come staccare completamente le due vite: lavorativa e personale”, mi diceva. Affrontammo discussioni interessanti e avevo la sensazione che Maria dicesse sempre la cosa giusta. Parlava bene anche l’ italiano e lo capiva alla grande.

Mi raccontava di non essere molto social, anche se è il suo lavoro da un po’ di anni. Prima, manager da Zara, decise di abbandonare quella comfort zone, nonostante la possibilità di fare carriera e di spostarsi ovunque. Decise di cambiare lavoro ed investire tutto su se stessa. Maria ha vinto grazie alla sua determinazione, passione e dedizione nel seguire il sogno di vivere di moda.

Ho lasciato l’Olanda sorpreso, emozionato e consapevole di aver sottovalutato troppo questa parte trascurata dai più. Ho avuto la possibilità di guardare tutto con occhi diversi: persone dai mille racconti, sguardi pieni di nuove possibilità ed architetture strepitose. Rotterdam mi ha lasciato un’impressione favolosa e la voglia di tornarci è grande.

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